Data:  26/08/2001


TV: ANNUNCIATRICI CRITICANO TELEGIORNALISTE, NON SANNO ITALIANO


26 AGO - Le signorine buonasera bocciano le telegiornaliste: troppe inflessioni dialettali, in particolare romanesche nella scansione dei principali telegiornali
Si salvano Maria Concetta Mattei, Paola Saluzzi, Federica Sciarelli e poche altre. Abbiamo realizzato un questionario con 50 annunciatrici di Rai,Mediaset, La7 e televisioni locali. E per le signore dei Tg sono dolori.
Il 90%, secondo le risposte al questionario, dovrebbe migliorare la sintassi, dicono le signorine buonasera. La pronuncia dovrebbe essere perfezionata per il 68%. Condanna senza appello delle
cadenze romanesche per il 58% delle annunciatrici. Per il 77% delle intervistate anche le
telegiornaliste dovrebbero essere sottoposte a corsi ripetuti di dizione. Un buon italiano secondo le annunciatrici dovrebbe essere la base per leggere il telegiornale. Il 79% boccerebbe alla conduzione
chi non conosce la grammatica.

''Un tempo la dizione era piu' curata - ricorda Bepi Franzelin
storica annunciatrice Rai - e anche oggi dovrebbe essere cosi'.
Sia le conduttrici e i giornalisti frequentano corsi di dizione:
bisogna poi vedere come si fa il corso e quanto si riesce a
perfezionare''. Categorica Maria Giovanna Elmi: ''nella tv di
qualche anno fa si badava di piu' a questi aspetti, noi
annunciatrici dovevamo a volte domandare alle varie ambasciate
come si pronunciasse esattamente un vocabolo. I telegiornalisti
potrebbero migliorare la propria dizione: non e' poi cosi'
difficile imparare quattro regole. Oggi la tv e' diventato una
cosa meno precisa anche nel linguaggio''.
D'accordo Alessandra Canale: ''noi annunciatrici curiamo molto
la dizione rispetto ai giornalisti, ma dobbiamo considerare che
i tempi cambiano e la tv non e' piu' quel modello di perfezione
che era una volta''. Interviene anche la decana Rosanna
Vaudetti: ''quando io sono entrata in televisione c'era molta
piu'' attenzione alla dizione. Quella di oggi mi sembra una tv
all'insegna della spontaneita' in cui ognuno cerca di mantenere
il proprio accento, spesso romanesco o avvolte milanese''.
Piccate le repliche delle star dei Tg. Per la Mattei: ''non mi
pare che i conduttori abbiano un accento marcato. Noi in Rai
frequentiamo continui corsi di aggiornamento per la dizione e la
respirazione''. Seccata anche Maria Leitner di Tg2 Motori:
''qualche piccola inflessione non e' poi cosi' fastidiosa,
caratterizza l'anchorman e lo fa identificare dal pubblico''.
Mario Mattioli di Raisport osserva: ''in Rai manca il cosiddetto
confronto del giorno dopo: una verifica sulla qualita' della
conduzione. Fino a poco tempo fa questo veniva fatto''. Diletta
Petronio del Tg4 ammette: ''ognuno di noi deve fare uno sforzo
individuale per farsi capire: e' una forma di rispetto del
telespettatore, si tratta di professionalita'''.
Andrea Pancani de La7 da' ragione alle annunciatrici: ''le
signorine buonasera hanno ragione, si eccede talvolta nel
romanesco, ma e' comprensibile perche' la Tv si fa a Roma. E'
tragico sentire avvolte i corrispondenti locali parlare con toni
e inflessioni che sfiorano il dialetto. Questo non e' esaltante
per chi fa tv a livello nazionale''.
''Piu' milanesita' nei telegiornali -
auspica dal canto suo il consigliere della Rai, Alberto Contri -
anche se la stragrande maggioranza dei nostri telegiornali sono
di buona qualita' ''
''Apprezzo particolarmente, come ho detto piu' volte, la
professionalita' di Milena Gabbanelli - ha aggiunto Contri - perche' ha introdotto
nell'universo Rai un accento insolitamente nordico. Per il
futuro auspico un contenimento dell'effetto 3B, o 3G, cioe' di
quella cadenza romanesca che talvolta si sente e mira a
raddoppiare o triplicare le consonanti''.
Antonio Di Bella, neo direttore del TG3, dichiara: ''Piu' che guerra alla pronuncia, farei la
guerra alla banalita': quelle locuzioni classiche del linguaggio
giornalistico del tipo 'finisce sotto accusa' o 'si apre una
settimana decisiva'. Detto questo, tra un TG ingessato e
linguisticamente asettico, e un TG con qualche 'perforazione'
linguistica, preferisco il secondo, purche' il racconto
giornalistico sia efficace e veritiero''.